Un progetto a cura di Damiano Verdiani e Mauro Pellegrini

In Italia la preoccupazione per il pericolo sisma è una realtà sempre viva e presente, anche perché le misure di prevenzione attuate per garantire la sicurezza delle zone a rischio sono minime. Gli esempi più recenti, il terremoto in Abruzzo del 2009 e quello in Emilia del 2012, sono dei chiari esempi della fragilità del nostro territorio, una fragilità che coinvolge anche le caratteristiche storiche e culturali del nostro paese. In seguito a questi terremoti i centri storici e le zone limitrofe sono diventate un cantiere; monumenti, chiese ed edifici sono sorretti da impalcature; strade e abitazioni sono deserte. Le popolazioni vivono nella precarietà dei prefabbricati e delle tendopoli, in attesa di soluzioni stabili.

Nelle fotografie di Damiano Verdiani vediamo lo stato odierno del paesaggio aquilano a tre anni dal terremoto abruzzese. Le vedute della città mettono in evidenza la desolazione e la precarietà degli spazi urbani. L’Aquila appare una città fantasma, ma ancora memore del suo valore storico e urbano.

Le immagini di Mauro Pellegrini presentano la situazione del territorio al confine tra Lombardia ed Emilia Romagna dopo il recente terremoto. Mostrano i diversi luoghi colpiti dal sisma avvolti in un’atmosfera malinconica che li connota e ne segna la drammatica situazione odierna.

Nessuna persona, nessun animale è presente nelle immagini, solo rovine che racchiudono in sé le loro memorie, macerie che ci mostrano disperso ciò che un tempo era disposto con ordine all’interno di queste case, scuole, uffici e chiese, città, ciò che costituiva la cultura e l’identità di un territorio.

I due lavori fotografici, affiancati ed esposti insieme, vogliono mostrare un’immagine di ciò che è storia di oggi, ma anche diventare metafora della costante precarietà e fragilità del territorio italiano. Le due serie di immagini sono complementari e dialogano tra di loro non solo attraverso i soggetti ed i luoghi fotografati, ma anche con la diversità di approccio fotografico che li caratterizza. Infatti, se il lavoro di Verdiani si inserisce nella grande tradizione italiana della fotografia di paesaggio, con immagini scattate su lastre di grande formato da precisi e meditati punti di vista, che descrivono con limpidezza lo spazio e le sue valenze, il lavoro di Pellegrini percorre la strada della rappresentazione simbolica ed emotivamente carica, che con un bianco e nero cupo e pastoso trasforma le rovine in monumenti, in inquietanti luoghi della memoria.

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